Il ruolo del NO nell'educazione del cane

Pubblicato il 9 settembre 2026 alle ore 15:58

Eccola lì, la parolina incriminata, quella che viene ripetuta di continuo, in qualunque situazione, per esprimere tutto ciò che non vogliamo che il nostro amico a quattro zampe faccia.

Il cane salta addosso a noi o ai nostri ospiti? Lo apostrofiamo subito con un bel NO detto ad alta voce.

Il cane tira al guinzaglio? NO!

Il cane litiga con un suo simile durante la passeggiata? NO!

Il cane cerca di prendere del cibo dalla tavola? NO!

Il cane ci ruba le pantofole e inizia a sgranocchiarle? NO!

Non c'è da stupirsi, poi, che molti cani abbiano la convinzione di chiamarsi proprio “NO”.

Ma cosa significa in fondo questa parola, questa espressione che ci riesce così semplice pronunciare, perché ci sembra forte ed immediata? Proviamo ad analizzarla: vuol dire semplicemente che qualcosa è considerato sbagliato, che non lo approviamo, che vorremmo non succedesse. Il suo significato è semplice e perciò pensiamo che il messaggio arrivi più facilmente e senza margine d'errore. Insomma: se è NO, è NO!

E invece NO, per l'appunto.

Il NO, da solo, indica solamente che cosa NON fare, ma non dà al cane (come non lo darebbe a una persona) la possibilità di capire che cosa fare in alternativa.

Questa esclamazione, che a noi sembra così ovvia, cristallina e subito intendibile, crea in realtà molta confusione e ansia nella mente del cane, risvolti che possono portarlo ad aumentare la sua agitazione, anziché a diminuirla.

C'è una regola fondamentale che dovremmo sempre ricordare, quando si parla dell'educazione di questo stupendo animale: noi non dobbiamo limitarci a insegnargli dei comandi per il gusto di farci obbedire, piuttosto il nostro obiettivo è quello di evocare in lui la calma, rendendolo un individuo equilibrato e capace di gestire quante più situazioni possibili. Il cane, però, agisce per istinto. Attua sì anche dei ragionamenti, ma ovviamente non elaborati come i nostri. Inoltre, ci sono determinati casi (che analizzeremo più avanti) in cui la risposta a uno stimolo (per il cane come per noi umani) non passa attraverso il canale del ragionamento, ma direttamente, se vogliamo definirlo in modo semplice, in quello dell'impulso.

Con un semplice NO, in questo caso, cosa possiamo ottenere? A una richiesta poco chiara in quello che per il cane è un momento di agitazione, riceveremo sicuramente una risposta confusa e disordinata. Con il nostro NO, che pur ci sembra perfetto perché racchiude alla perfezione il concetto che vogliamo esprimere, creiamo nient'altro che disarmonia e incapacità di incanalare le energie nella giusta direzione. Allo stesso modo, distogliamo il cane da ciò che, effettivamente, vorremmo che facesse e finiamo per renderlo più irrequieto e meno attento, meno capace di riprendere il controllo.

Come fare allora, se il NO che tanto ci sembrava perfetto, non è la strada giusta da percorrere per far capire al nostro cane ciò che vogliamo da lui?

Proviamo a questo punto a sostituire il nostro NO, che è così generico e non indica la direzione da seguire, con un'esclamazione diversa, che specifichi esattamente ciò che vorremmo che il nostro cane facesse in alternativa.

Proviamo per esempio a sostituire il NO con esclamazioni come “fermo” o “resta”, “seduto”, “piano”, “vieni” a seconda della situazione, ovviamente sempre con coerenza e determinazione, quindi utilizziamo sempre la stessa parola per esprimere lo stesso concetto nella medesima eventualità, e assicuriamoci, soprattutto nelle prime fasi della formazione, di non concedere eccezioni per non generare confusione nell'animale.

Quindi, il nostro cane tira al guinzaglio? Anziché con un NO, apostrofiamolo con un PIANO e facciamogli capire le nostre intenzioni attraverso il linguaggio del corpo.

Il cane litiga con un suo simile durante la passeggiata? Proviamo a dirgli VIENI, e portiamolo via con noi senza dargli il tempo di fermarsi e protrarre la sua azione.

Il cane cerca di prendere del cibo dalla tavola? FERMO! E, rimproverandolo in questo modo, lo faremo scendere a terra, se per caso ha già appoggiato le zampe sul tavolo.

Il cane ci ruba le pantofole e inizia a sgranocchiarle? Possiamo tentare con LASCIA, e premiarlo solo quando ci avrà dato ascolto o non ripeterà più la stessa azione.

Nel percorso di educazione del cane è importante essere categorici e non lasciar spazio a fraintendimenti, ma è anche importante specificare, di volta in volta, il comportamento che vorremmo che il cane tenesse in una specifica situazione e, una volta dato un significato a una parola e a un'azione, mantenerlo costante.

E se proprio qualche volta ci dovesse scappare di esclamare “NO!” in seguito a un'azione indesiderata del cane? Nessun problema, basta aggiungere, subito dopo, ciò che vorremmo che il nostro amico facesse, così la nostra comunicazione risulterà subito più chiara e diretta, e ci permetterà di instaurare, con il nostro cane, un rapporto più coerente e più facile da gestire.

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