Così, dopo quel primo incontro tra il piccolo Ray, il cucciolo tutto nero, e Maggie e Eddie, i gatti di casa, sembrava che il passo più difficile fosse stato compiuto, e che la strada, da quel momento in poi, sarebbe stata in discesa.
Niente di più sbagliato.
Nei giorni, nelle settimane e nei mesi che hanno seguito quella sera del 9 maggio 2024, ci siamo ritrovati a fare i conti con un cucciolo dapprima impaurito dalle novità, poi curioso ed infine esuberante nei suoi tentativi d'approccio con due vecchietti di un'altra specie.
Durante il primo vero contatto con Maggie, Ray è scappato ringhiando, spaventatissimo da questa nuova creatura mai vista in vita sua, successivamente avrebbe iniziato ad avvicinarsi ma mai (per lo meno per diverso tempo) in quello che sarebbe stato il modo corretto di farlo nei confronti di una gatta di quattordici anni.
Maggie, dal canto suo, avrebbe messo in atto il suo personale programma di educazione nei confronti del nuovo arrivo, non facendogliene passare una liscia e dimostrando fin da subito che, nonostante l'esuberanza del cucciolo, a comandare in casa doveva essere lei.
Soffi, ringhi e zampate erano quindi all'ordine del giorno.
Eddie è stato senz'altro quello che ne ha risentito di più, e più a lungo: dopo il primo momento in apparenza tranquillo, ha accolto l'arrivo di Ray con stress crescente, difficoltà nel tollerare i suoi continui tentativi di inseguirlo e propensione all'isolamento, andando sempre più spesso a rifugiarsi da solo sul terrazzo di casa.
In quei primi giorni, sembrava davvero che non ci sarebbe mai stata una soluzione e che un equilibrio tra i tre non si sarebbe mai sviluppato.
Come fare allora, per favorire questo inserimento così difficoltoso? Intanto, abbiamo iniziato a tenere separato il cucciolo dai gatti durante i pasti e durante le ore in cui non eravamo presenti in casa, ma non era mai abbastanza.
I suoi tentativi di gioco e di inseguimento finivano sempre in botte da orbi da parte di Maggie, e in fughe angosciose da parte di Eddie. Insomma, sembrava non esserci via d'uscita.
Mai come durante quelle settimane, cane e gatti sembravano provenire da mondi differenti, dove vigevano leggi di comunicazione opposte e che non potevano far altro che entrare in collisione tra loro.
Lo ammetto, che ero un po' preoccupata e lo stress di questa mancanza di equilibrio si rifletteva anche sulla quotidianità della casa. Ogni piccolo gesto positivo portava grandi speranze ma, a sua volta, ogni segno di difficoltà creava ansia e senso di inadeguatezza ad affrontare la situazione.
Inoltre, non appena i gatti si muovevano con una certa rapidità, Ray era loro addosso e solo in seguito avrei scoperto che si trattava di un tentativo di “parata”, ovvero quel comportamento messo in atto dai cani da conduzione (Ray è un incrocio di Border Collie) nei confronti del bestiame.
Insomma, per lui i gatti erano un po' le sue pecorelle!
Ray però intanto cresceva, e un po' alla volta apprendeva le dinamiche della casa. A furia di imporsi, Maggie è stata in grado di metterlo in riga (nonostante lui, a volte, la sovrasti con la sua mole) e stabilire determinati limiti, mentre la situazione con Eddie avrebbe richiesto molto più tempo e pazienza, molta più necessità di abitudine.
Era evidente che Ray stava via via sviluppando un attaccamento profondo nei confronti dei gatti, che i suoi tentativi di approccio erano solo amichevoli e giocosi, ma era importante che questi approcci non fossero troppo esuberanti o invadenti.
Com'è arrivata, poi, la soluzione con Eddie? Con una semplice cuccia a forma di casetta, con l'entrata rivolta lateralmente, in un punto di difficile accesso per Ray, che permetteva al gatto di isolarsi in tutta tranquillità quando il contatto con il cucciolo diveniva assillante.
Quei momenti di pace nel suo luogo sicuro, hanno probabilmente concesso a Eddie di prendersi le dovute pause da Ray quando ne aveva bisogno, di modo da essere poi maggiormente in grado di gestirne la presenza in seguito.
Intanto Ray cresceva e aumentava anche il suo autocontrollo, l'abitudine iniziava a consolidare il rapporto e a rendere i gatti più tranquilli e tolleranti nei confronti della sua presenza.
Bisogna dire che Ray è profondamente legato ai “suoi” gatti, tanto da agitarsi se vengono allontanati nel trasportino, per esempio in caso di visita dal veterinario e, al rientro, non calmarsi fino a quando non ha avuto modo di annusarli e assicurarsi che stiano bene.
Allo stesso tempo, Ray si prende anche il compito di “sgridare” i gatti quando sente che vengono richiamati per qualcosa, andando loro incontro come se dovesse morderli, ma fermandosi alla “minaccia” senza attuare davvero il gesto. I gatti, ovviamente, sanno ormai che è totalmente innocuo e non se ne preoccupano affatto.
Ora che Ray ha due anni e mezzo e la relazione tra i tre, in casa, ha raggiunto il suo tanto agognato equilibrio, c'è da dire che ci troviamo di fronte a un cane che non perde mai di vista i suoi amici felini, come se davvero, ai suoi occhi, facessero parte della sua indivisibile famiglia.
In effetti, devo ammettere che non è stato facile inserire un cucciolo in una casa dove vivevano tranquillamente due gatti anziani e tanti sono stati i momenti di difficoltà e di sconforto ma, alla luce dei risultati finali, posso ammettere che ne è valsa la pena e che, vedere il legame che si è creato tra loro, è davvero fonte di gioia e soddisfazione.
Non è impossibile far convivere cani e gatti (ovviamente, con le dovute eccezioni, come nel caso di alcune specifiche razze canine o gatti particolarmente intolleranti), ma ci vogliono tanta pazienza e comprensione. In fondo, le due specie differenti devono imparare a comunicare tra loro e a capirsi quando, naturalmente, il loro linguaggio del corpo sarebbe l'opposto.
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